1916. Due donne, Vittoria e Maria, si ritrovano in una stanza dell’ospedale psichiatrico di Brusegana (PD): la prima è ricoverata per via di una nefrite molto grave, la seconda è la sua infermiera. Entrambe hanno vissuti simili, entrambe hanno l’esistenza sconvolta dal primo conflitto mondiale in essere. In questa piccola stanza d’ospedale, in un gioco di ruolo a metà fra la finzione scenica e il delirio indotto dalla malattia, le due donne mettono in scena un passato fortemente segnato dalla guerra. Entrambe recano in sé traccia dell’altra, trasformandosi ora in madre, ora in figlia o cugina, confrontandosi o scontrandosi con tutte queste figure evocate e l’ambiente che le circonda. E’ così che la scena, sulla quale si rappresenta la realtà, subisce continue trasfigurazioni temporali, richiamando episodi vissuti, trasferendoli nel presente. In questo presente, nel quale entrambe vivono il forte disagio di essere donne di pace in tempo di guerra, la loro fragilità e le loro debolezze vengono violentemente scosse dalla forza esercitata dal conflitto.

Vittoria e Maria, donne di pace in un’alba di guerra

TITOLO

Prosa - commemorativo

GENERE

Marina De Luca

REGIA