di e con Anna Zago

regia Piergiorgio Piccoli

Crudele, infida, violenta, adultera e assassina: il prototipo dell’infamia femminile. Questo era
Clitennestra per i greci: una kynopis –faccia di cagna. Un vero e proprio mostro. Uccide il marito e
l’amante di lui a colpi di scure. Ma la sua storia, non tanto diversa da numerosi casi di donne
criminali dei nostri giorni, offre lo spunto a importanti riflessioni sulla natura del diritto e della
giustizia. Che la storia di Clitennestra sia legata alla nascita del diritto è cosa ben nota: nell’Orestea,
Eschilo celebra –appunto- il passaggio dall’era della vendetta a quella del diritto. Nel 458 a.C.
quando l’Orestea andò in scena, la vendetta era ancora un argomento al centro del dibattito civico.
La sovranità del diritto, che voleva dire accettazione di un potere sovraordinato alla famiglia, era un
principio che incontrava molte opposizioni. Nella polis era in atto un drammatico scontro tra i valori
competitivi dell’ antica comunità, basata sui legami di sangue, e i nuovi valori civici, di tipo
cooperativo, che subordinavano gli interessi e i poteri dei gruppi familiari agli interessi comunitari. E
quale famiglia, meglio di quella degli Atridi, aveva un passato idoneo a illustrare la necessità di
superare gli orrori della vendetta? Clitennestra, sposando Agamennone, entra in una famiglia per cui
la vendetta non era solo un dovere sociale, ma anche una necessità psicologica, un piacere. La
ragione per cui la saga dei Tantalidi era il background perfetto sul quale inserire la storia che
celebrava la nascita del diritto è più che evidente: sino al momento in cui, nelle Eumenidi, Atena
istituisce il primo tribunale, l’Areopago, la catena delle vendette non può fermarsi. Ma da quel
momento in poi nasce il nuovo mondo: la polis con i suoi tribunali. Nel luogo dove questa
consapevolezza nasceva, la tragedia greca, Eschilo descrive la nascita della coscienza di Dike come
l’inganno delle Erinni, cui viene offerto di diventare “straniere residenti” nel mondo degli dei, a patto
che smettano di inseguire Oreste per vendicare l’uccisione della madre e lo lascino giudicare da un
tribunale. La violenza della vendetta deve dunque essere ingannata.A questa riflessione si aggiunge
il tema aristotelico dello stupore, che in questo nostro secolo troviamo spesso e non a caso riferito
alla violenza: stupore come scoperta e come delusione, come improvvisa rivelazione della”durezza”
della vita e come altrettanto improvviso svelamento dell’inadeguatezza di “culture” o di “ingenuità”
delle teorie. Niente percorso di redenzione comunque. Clitennestra è una donna non rieducabile ,
ma questo nuovo tribunale potrebbe forse giudicarla diversamente.