THE WASP (La Vespa) - con Guenda Goria e Miriam Galanti

con Guenda Goria e Miriam Galanti

di Morgan Lloyd Malcolm

traduzione Enrico Luttmann

regia Piergiorgio Piccoli

debutto al Festival di Todi, XXXV edizione, il 31 agosto 2021

La Vespa è un thriller psicologico, caratterizzato da un linguaggio tagliente e diretto, per cui se amate i colpi di scena e i finali inaspettati è lo spettacolo giusto.

Così come la creatura da cui è ispirato il titolo, La Vespa non è affatto un testo garbato, bensì è una storia pungente, violenta, a volte divertente, spesso dolorosa. Un esemplare raro di quest’insetto avvelena la tarantola, la paralizza e depone le sue uova nel corpo della vittima. Essa diventerà ospite parassitario e incubatrice per la piccola vespa che, crescendo, ne mangerà poco a poco l’interno fino a quando non sarà pronta per uscire. Anche se non si corre il rischio di provare il dolore fisico provocato dalla puntura della vespa, o della stessa tarantola, si ritrova la stessa tensione per la sopravvivenza tra le due protagoniste. Ma la domanda è: chi è la vespa e chi il ragno?

Erica e Carla non si vedono dai tempi della scuola. Le loro vite hanno avuto dei percorsi molto diversi: Carla vive alla giornata, mentre Erica è una donna in carriera, con un marito e una bella casa. Sono in un bar, bevono tè e intrattengono una strana conversazione fino a quando Erica non esibisce una borsa contenente una considerevole somma di denaro: la ricompensa per un’inaspettata richiesta.

Da qui un dialogo serrato, tagliente; una tensione crescente che lascia lo spettatore senza fiato. Quanto conosciamo le protagoniste? Quanto il loro passato le condiziona nel presente?

La trama potrebbe, da qui, apparire inverosimile, ma la puntura de La Vespa non è tanto basata su cosa succederà, ma su perché succederà. Quale sarà il susseguirsi logico degli accadimenti? Ad un certo punto si può supporre di avere sufficienti informazioni sulla situazione delle due protagoniste e sulla loro storia, ma nel corso dello spettacolo, un po’ alla volta, ci rendiamo conto di avere solamente scalfito la superficie del loro vissuto.

L’amicizia tra classi sociali diverse, la realizzazione attraverso la maternità, il rapporto di coppia, la sessualità, sono alcuni dei temi che muovono la psiche delle due donne, e con i quali lo spettatore non potrà evitare di confrontarsi. Ed ecco poi apparire, nell’evolversi della vicenda, lo spettro dei disturbi mentali legati alla violenza domestica e l’abuso sessuale, in una dolorosa esplorazione dei modi in cui l’essere umano, riversando la propria sofferenza sull’altro, alimenta un ciclo perpetuo delle crudeltà reciproche.

Ripercorrendo all’indietro il filo rosso del cinismo, della frustrazione o dell’invidia, sarà evidente il riferimento esplicito al problema del bullismo giovanile, questa volta fra donne, e della violenza di genere all’interno dello stesso genere. Eppure, nelle differenze tra Erica e Carla, le due protagoniste, si intravede una breccia di speranza: la scelta tra gentilezza e violenza è sempre possibile.

Il dramma si svolge prevalentemente nel soggiorno borghese di Erica. L’equilibrio di forza e potere tra le due donne oscilla continuamente, confonde lo spettatore senza permettergli di schierarsi. Quante volte, in quanti modi, da quante persone una donna può essere violentata nella vita?

Le attrici Guenda Goria e Miriam Galanti, con la loro capacità di destreggiarsi fra tecnica e naturalezza, esplorano con perizia le diverse sfaccettature dei loro personaggi, inizialmente solo abbozzandoli attraverso stereotipi sociali opposti e dimostrando poi, verso la fine dell’opera, una sensibilità tale da far risaltare al meglio la complessità e la profondità delle due protagoniste, al punto da avvicinarle e renderle molto più simili fra loro di quanto mai si potesse immaginare.

La regia di Piergiorgio Piccoli si basa sull’essenzialità della messa in scena e sulla forza intrinseca del testo, valorizzando al meglio le capacità di immedesimazione delle interpreti.

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GUENDA GORIA

Artista poliedrica nel panorama italiano e internazionale.

Figlia d’arte si appassiona fin da piccola allo studio della musica, danza e arti sceniche. Diplomata al Conservatorio Verdi di Milano e Laureata in Filosofia Estetica, studia danza classica e tit-tap per dieci anni sotto la direzione della prima ballerina della Scala Anna Maria Bruno dopo qualche anno di attività concertistica internazionale (Shanghai international FestivalTrofeo Castro Alves di Salvodor de Bahia, Stati Uniti..) si appassiona alla recitazione, entra al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma sotto la direzione di Giancarlo Giannini e debutta a teatro con Maurizio Scaparro ne La coscienza di Zeno e al cinema con Roberto Faenza nel film internazionale in inglese Anita B.

Ha lavorato come attrice con grandi maestri come Matteo Garrone nel Racconto dei racconti, Pupi Avati, Gianfranco Pannone, Gerardo Placido, i Manetti Bross; nelle opere prime cinematografiche di Stefano Alpini nel Giocatore invisibile, Monica Mazzitelli in The coltrain code e Cesare Furesi nel film Chi salverà le rose? candidato a tre globi d’ oro e vincitore di numerosi premi internazionali, nelle fiction tv Il paradiso delle Signore, Un passo dal cielo, Giochi sporchi, Crimini e con giovani registi teatrali come Juan Puerta Lopes e Alberto Oliva nel Don Giovanni di Puskin.

Appassionata alla drammaturgia contemporanea teatrale esordisce alla regia con lo spettacolo Nel buio dell’ America co-prodotto dal teatro Litta di Milano dove mette in scena un testo di Joyce Carol Oates e inaugura un sodalizio professionale con la madre Maria Teresa Rutache qui interpreta una spietata conduttrice televisiva. Sodalizio che continua in Recitar Mangiando e in Sinceramente Bugiardi dove mamma e figlia recitano una accanto all’ altra con grande successo di pubblico e critica.

Debutta al Festival di Todi come assoluta protagonista nello spettacolo-concerto dove interpreta Clara Schumann: una delle pianiste più importanti della storia della musica, raggiungendo grande successo di pubblico e critica.

MIRIAM GALANTI

Miriam Galanti è originaria di Mantova, si trasferisce a Roma dove nel 2015 si diploma in recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia.

Si divide tra il teatro, la televisione e il cinema.

Sul palcoscenico tra gli altri è stata diretta da Marcello Cotugno in “Miracoli!”, da Francesco Frangipane ne “Il Misantropo” e da Marco Simon Puccioni in “After the end”. Per la televisione ha partecipato a fiction di successo come “Che Dio ci aiuti” e “Don Matteo” oltre a lavorare come inviata e conduttrice in vari programmi tra cui ad esempio la maratona di “Telethon”.

Al cinema ha recitato in pellicole come “5” di Francesco Dominedò, “Quando corre Nuvolari” e “Scarlett” diretta da Luigi Boccia nel 2017 di cui è protagonista. Nel 2019 è nel cast del film “In the trap” un horror psicologico di Alessio Liguori dal forte impatto emotivo ambientato in Inghilterra. Qui è l’unica attrice italiana, è la co-protagonista accanto a Jamie Paul (Black Mirror) David Bailie (I pirati dei caraibi, La casa di Jack) e Sonya Cullingford.

Ha partecipato a molti cortometraggi tra i quali il pluripremiato fashion movie “The good italian II” in cui è protagonista accanto a Giancarlo Giannini e “Belle bimbe addormentate” diretto da Dario Argento e presentato al Sitges Film Festival nel 2019. Ha ottenuto molti premi per la sua interpretazione in “Metamorfosi” sul tema del femminicidio, tra i premi spicca quello ricevuto al Festival del Cinema di Venezia nel 2014 “A new talent beyond”

Nel 2019 sempre la Festival del Cinema di Venezia riceve il Premio Kineo Guest Star. Nel 2020 da metà settembre ha condotto accanto a Dario Vergassola “Sei in un paese meraviglioso” in onda su Sky Uno e Sky Arte. Nel 2021 sempre su Sky Arte conduce “Dante, la visione nell’arte”.

MORGAN LLOYD MALCOLM

drammaturga e sceneggiatrice inglese di successo, autrice di accattivanti personaggi femminili, predilige creare atmosfere in cui la donna è protagonista assoluta.  La possibilità di scoprire, per la prima volta in Italia, due personaggi femminili così ben disegnati nelle loro contraddizioni, è un’occasione da non perdere.

The Globe le ha commissionato Emilia diventato uno spettacolo acclamato dalla critica e dal pubblico nell’estate del 2018 e poi al West End nel 2019.  Nel 2020 Emilia ha vinto 3 Olivier awards.

Tra alcune delle sue precedenti opere troviamo Belongings (Hampstead Theatre and Trafalgar Studios/West End ) e The Wasp, (Hampstead Theatre and Trafalgar Studios/West End).

Morgan ha anche co-scritto con Katie Lyons, opere site specific prodotte da Look Left Look Right, come You Once Said YesAbove and Beyond e Once Upon a Christmas. Ha fatto parte del team di scrittori per il Lyric Hammersmith’s pantomimes dal 2009-2012 e scritto Bolton Octagon’s Christmas per il 2013 e 2014.

Alcuni dei suoi lavori più recenti includono sceneggiature originali per Gaumont, storica casa cinematografica francese, e due episodi di una commedia per Merman Film. Morgan sta anche lavorando all’adattamento cinematografico di Emilia e The Wasp.


LA MUGER DELL'OTTOMAN - le astuzie femminili

COMMEDIA BRILLANTE IN LINGUA VENETA

di Aristide Genovese

con Aristide Genovese, Piergiorgio Piccoli, Anna Zago, Daniele Berardi, Anna Farinello

regia Piergiorgio Piccoli

Siamo a Venezia nel ‘700. Madama Lucrezia con la serva Elisabetta sono costrette, dall’antiquario Gerardo, marito gelosissimo di Lucrezia, a stare rinchiuse in casa anche durante le celebrazioni del Carnevale. Gerardo è in viaggio d’affari a Padova, quindi, approfittando dell’occasione, Lucrezia e la serva attirano in casa con uno stratagemma l’ingenuo sior Tonin, follemente innamorato della vispa dama veneziana. Lucrezia, vedendo lo spasimante così innamorato e timido, lo deride garbatamente e ingaggia con lui una divertente scaramuccia amorosa. Alla fine il nobile Tonin riesce a fatica a dichiarare il proprio amore per lei, ma sul più bello irrompe Gerardo che torna da Padova con il suo ultimo acquisto, uno spadone del ‘500. Tonin, dopo essersi nascosto, subisce un pericoloso “scherzetto” di Lucrezia, che invita il marito a provare la lama dello spadone proprio dove il nobile aveva cercato rifugio. Tonin riesce, seppur malconcio, a fuggire, ma dopo un paio di giorni di convalescenza per la terribile paura, manda Giacomo, suo servitore, ad invitare Lucrezia al suo palazzo con la scusa di volersi scusare dell’accaduto e, nel frattempo, domanda anche a Gerardo di recarsi da lui con un pretesto. Marito e moglie sono così destinati ad incontrarsi in casa di Tonin, che in questa occasione il timido nobiluomo non si dimostrerà né impacciato nè ingenuo, ma trasformato in un uomo ironico e malizioso, in cerca di vendetta. Nel finale, ricco di sorprese e di comicità, Tonin e Lucrezia coroneranno il loro sogno d’amore, mentre le vie veneziane sono in festa per il Carnevale.


VELENO A COLAZIONE

COMMEDIA BRILLANTE IN LINGUA ITALIANA

di Emmanuel Robert Espalieu

traduzione Giulia Serafini

con Antonella Maccà e Matteo Zandonà

regia Piergiorgio Piccoli

Una coppia si ritrova a colazione all’inizio dell’ennesima domenica di una convivenza forse vissuta con troppa monotonia e troppa routine, dopo molti anni di matrimonio senza figli. Viene subito alla luce il tentativo assurdo ma determinato della moglie di sopprimere il marito con un potente veleno, che farà effetto entro il tempo di durata dello spettacolo. Da qui un’escalation di cattiverie, frecciatine e crudeltà, con l’incubo delirante del pericolo che incombe, dove la coppia manifesta i propri difetti, le fragilità e le contraddizioni, in un pericoloso duello tragicomico. Le dinamiche più contorte del matrimonio vengono sviscerate attraverso un umorismo spietato, feroce, graffiante e crudele. L’assurdità e il paradosso regnano sovrani fra i due, che si rinfacciano a vicenda gli episodi più insignificanti della loro vita di coppia e i reciproci errori, in un susseguirsi a raffica di divertenti colpi di scena fino ad un finale imprevedibile e davvero divertente.


SIRENE - L'ULTIMO INCANTO

progetto LCZ Laquidara-Carlesso-Zago
testo e regia Anna Zago
consulenza registica e drammaturgica Piergiorgio Piccoli
con Stefania Carlesso, Patrizia Laquidara, Anna Zago
ricomposizioni musicali e drammaturgia sonora Patrizia Laquidara
scene Franco Sinico con la consulenza di Adriano Pernigotti
luci Enrico Berardi
consulenza musicale Alfonso Santimone
produzione Theama Teatro

debutto 13, 14, 15, 16, 17 ottobre 2021 al 74° CICLO DI SPETTACOLI CLASSICI AL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA

TRE VOCI PER UN INCANTO, UN INCANTAMENTO E UN INCANTESIMO
L’origine letteraria della figura delle sirene è l’Odissea di Omero dove vengono presentate come cantatrici marine abitanti un’isola del Tirreno. Qui le sirene incantavano, facendoli poi morire, i marinai che incautamente sbarcavano su quell’isolotto fatale imbiancato di ossa umane.
Le Sirene tentano Odisseo con l’invito a una nuova conoscenza, attraverso l’ascolto del loro canto.
Nella tradizione figurativa e in quella letteraria le sirene sono generalmente tre, si tratta delle sorelle: Partenope, Leucosia e Ligea. Anche in questo spettacolo le protagoniste sono tre donne che accanto ad una vasca d’acqua, simbolo del famoso scoglio, attendono l’arrivo di Odisseo durante il suo ultimo viaggio alla ricerca, come dice Dante, di virtude e canoscenza.
In continuità con il lavoro svolto nell’anno precedente “Clitennestra – i morsi della rabbia”, Anna Zago ritorna ad occuparsi di donne mitologiche bellissime e terribili, strumento di fascinazione e di morte, di desiderio e di vendetta. Ma questa volta non è sola, le compagne con cui divide il palcoscenico sono due artiste di talento del panorama teatrale e musicale legate al nostro territorio, Patrizia Laquidara e Stefania Carlesso. Alla ricerca teatrale quindi si accosta anche la ricerca musicale di Patrizia Laquidara che ha portato il suo disco il canto dell’anguana a vincere la Targa Tenco. Le interpreti daranno vita e voce alle sirene, facendo immaginare agli spettatori la seduzione magica del bianco scoglio spettrale, volendo incantare i loro sensi attraverso la parola, il canto, il sussurro, il ricordo, il sollievo e la paura. La verità rivelata nella sua crudezza avrà la voce delle donne del mito che l’uomo Ulisse non ha saputo ascoltare.

Si ringrazia Carlotta Trombin per gli spunti tematici


FEMALDROME

con Anna Zago

e con Thierry Di Vietri, Anna Farinello, Antonella Maccà, Alessia Traverso

testo Anna Zago

in collaborazione con Thierry Di Vietri, Alessandra Conte

regia Anna Zago

oggetti di scena Daniela Padovan

sartoria Rosita Longhin

Femaldrome è il racconto di una Lei che incarna in sé tante donne diverse e che, persa negli insidiosi ed intricati cunicoli delle diverse identità che possono albergare in ognuno di noi, cerca di trovare la natura del suo essere femmina della specie, in un obbligatorio scontro/relazione con sé stessa, con l’altro sesso e con una comunità di donne di cui vorrebbe farsi testimone.

La donna si ritrova faccia a faccia con la Natura che l’ha generata e che ne ha fatto un piccolo esemplare bisognoso di sentirsi parte di una comunità, di un gruppo, e alla perenne ricerca di un posto in cui collocarsi.

Come se dovesse la propria identità proprio al posto definito dal rapporto con gli altri, vive in una sorta di dipendenza e di incapacità di comprendere se il suo posto è luogo di libertà o di costrizione.

La donna vive sia il suo incarico di portare come un cavallo da tiro, sia il privilegio di essere un porta gioie, porta pellicce, porta fortuna, porta relazioni, porta piaceri, porta cultura, porta figli, in una perenne ambivalenza tra aspirazione all’indipendenza e aspirazione al legame.

 

Questo lavoro è la seconda parte di un progetto chiamato Trilogia della relazione ed indaga la relazione della donna con una comunità, qui definita come “comunità di rabbia”, in una perenne ricerca della propria realizzazione naturale.

Se Malfemal – breve cronaca di uno strappo (debutto 2019) indaga la relazione con l’altro, (Lei-Lui), le altre due parti della Trilogia vanno a ritroso:

Femaldrome indaga la storia di lei (prima di arrivare a lui)

Essere Mal o Malessere riguarderà invece la storia di lui (prima di arrivare a lei)


GIORGIO GABER - gli assurdi spostamenti del cuore

con Stefania Carlesso e Anna Zago

drammaturgia Anna Zago

testi e canzoni Giorgio Gaber

regia Zago/Carlesso

Giorgio Gaber è stato uno dei più amati e originali interpreti della scena musicale e teatrale italiana. A 17 anni dalla morte il suo pensiero risulta più attuale che mai. Non offre solo una disincantata riflessione sulla realtà contemporanea, per molti aspetti ancora valida, ma anche un affondo senza sconti nell’animo umano di cui Gaber, poeta della parola, ha cantato con ironia e partecipazione le contraddizioni, la paura, i sogni, i limiti, l’amore. Lo spettacolo si sofferma soprattutto su questi aspetti, mette a nudo il nostro sentire, portando in scena,  attraverso alcuni celebri monologhi, stralci di canzoni e aneddoti biografici, gli “assurdi spostamenti del cuore”.


VOGLIO PENSARE A SHAKESPEARE

monologo di prosa

drammaturgia Paolo Lanaro

con Anna Zago

regia Piergiorgio Piccoli

Già autore di raccolte di poesie ( tra cui Le ore piccole, il Ponte del sale , 2020 e Rubrica degli inverni, Marcos y Marcos, 2016) e di molti altri libri in prosa, ( come Ogni cosa che passa, Cierre edizioni, 2019; La città delle parole -2015), Paolo Lanaro, noto poeta vicentino , approda al testo teatrale per la prima volta proprio durante il periodo del lockdown, di cui scrive in questa sua opera, creata proprio per l’attrice Anna Zago.

Dal connubio di questi artisti, e guidati dalla sapiente regia di Piergiorgio Piccoli, nasce questo splendido monologo teatrale, che corre sul filo invisibile che separa realtà e finzione, in una alternanza continua tra il mondo di oggi, segnato dall’emergenza COVID, e quello evocato da Shakespeare nel suo teatro.

E’ un gioco in penombra, una provocazione maliziosa sul nostro modo di stare al mondo quando improvvisamente ci si ritrova a dover fare i conti con un tempo straniante e straniero: è arrivato il virus migrante e ogni cosa si ferma. Lo spettacolo racconta la storia di un’attrice alle prese con il vuoto che il Covid ha scavato nella sua vita. Ridotta al ruolo di casalinga, non le resta che evocare i fantasmi della sua storia d’interprete. Ma è soprattutto Titania, la regina delle fate del “Sogno di una notte di mezza estate”, a popolare le sue fantasie.

Un testo sfaccettato, ricco di citazioni dove un oggi raggelato si scontra con le mutazioni shakesperiane. Il virus è là fuori, ma il teatro è ovunque. La regia è costruita intorno ad uno strano frigorifero/stargate che trasporta l’attrice d’un balzo nel regno di Titania, là dove verità e finzione si trasformano in un turbine gioiosamente fiabesco.


ARISTIDE E LA GINA

ARISTIDE  E LA GINA – scene da un matrimonio

commedia brillante

con Aristide Genovese, Piergiorgio Piccoli

regia A. Zago / P. Piccoli / A. Genovese

Un continuo susseguirsi di situazioni e dialoghi comici che
mettono in luce la forza della drammaturgia in lingua veneta, sfruttando la capacità di improvvisazione dei due interpreti, che ricavano spunti divertenti da molti classici della drammaturgia veneta, da autori meno conosciuti della nostra regione e da sketch scritti apposta per l’occasione.
Aristide e sua moglie Gina, tipici personaggi della provincia
veneta, sono rinchiusi in casa da molti giorni, nonostante la fine della quarantena dovuta all’ epidemia da Coronavirus. Infatti, non frequentando i social e avendo il televisore rotto, non sono al corrente che la società è entrata nella famosa fase 2 della pandemia. Da qui una serie di malintesi, fraintendimenti, ipocondrie, litigi e comiche invettive contro un mondo esterno ritenuto irresponsabile e scriteriato.


CLITENNESTRA - i morsi della rabbia

di e con Anna Zago

regia Piergiorgio Piccoli

voce registrata Anna Farinello

costumi Elena Ochian

musiche ed effetti Simone Piccoli

produzione Theama Teatro

debutto 16,17,19,20 ottobre 2020 in PRIMA NAZIONALE al

73° CICLO DI SPETTACOLI CLASSICI AL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA

Clitennestra è il prototipo dell’infamia femminile: crudele, violenta, adultera e assassina è l’incarnazione del male e delle scelte scellerate: per i Greci è una kynopis, faccia di cagna, un vero e proprio mostro. Uccide il marito Agamennone e la sua amante, la schiava Cassandra, a colpi di scure. Ma anche di un’altra storia racconterà Anna Zago in scena, una vicenda a lungo taciuta, fatta di soprusi, attese e tradimenti che la narrazione ufficiale del mito ha spesso censurato.

E la storia di questa Clitennestra, non tanto diversa dai numerosi casi di donne criminali dei nostri giorni, offre lo spunto a importanti riflessioni sulla natura del diritto e della giustizia, sullo stupore come scoperta e come delusione, come improvvisa rivelazione della durezza della vita.

La complessità e la modernità del personaggio sono innegabili: la sua inquietudine, la sua sete d’indipendenza, la sua determinazione, la sua tragicità. Clitennestra ha tradito, ma è stata tradita, ha ucciso il marito, che aveva ucciso e scarificato agli dei la loro figlia Ifigenia. E l’urlo di dolore, la rabbia sconfinata, la solitudine sofferta, l’infinito desiderio di vendetta, ci sono tutti nel potente monologo. Il verdetto è già scritto: niente possibilità di redenzione, Clitennestra è una donna non rieducabile. Ma forse, questo nuovo tribunale potrebbe forse giudicarla diversamente.

Emarginata e confinata dal mito nel girone infernale dei colpevoli e dei reietti, Clitennestra nell’edizione di Anna Zago, rovescia questo gioco, sfrutta la nostra necessità di sentir perdonate le nostre colpe attraverso lo specchio oscuro delle sue, per spiegarci cosa l’ha condotta dentro la gabbia dell’onta e del disprezzo. Noi torniamo da Clitennestra per liberarci dal male; Clitennestra viene a noi e ci chiede, a sua volta, di liberarla. E in questo feroce, disperato rapporto, c’è tutto il senso sacro del teatro.

Link promo > https://vimeo.com/493763369


L'EX MARITO IN BUSTA PAGA - con Guenda Goria

ph. Fabio Mattiolo

CON: Guenda Goria ,Anna Zago, Piergiorgio Piccoli, Aristide Genovese, Daniele Berardi, Anna Farinello e Gilda Pegoraro
AUTORE: Éric Assous
GENERE: commedia brillante
REGIA: Piergiorgio Piccoli
CON LA COLLABORAIZONE DI: Aristide Genovese
PRODUZIONE: Teatro De Gli Incamminati
COMPAGNIA: Theama Teatro
SCENOGRAFIA: Palcobase di Adriano Pernigotti
SERVICE TECNICO: Sia Idee di Claudio Scuccato
COSTUMI: Rebecca Cohen

La vita va a gonfie vele per Séverine Chapuis direttrice di una piccola casa editrice parigina, fino al giorno in cui ricompare improvvisamente, elemosinando un impiego, Jean-Pierre, il suo ex-marito, ex uomo d’affari arrogante ed ambizioso che l’aveva abbandonata vent’anni prima per una donna più giovane.

Dapprima scioccata, poi impietosita, Séverine gli offre un lavoro come “tecnico tuttofare”, sotto falso nome, per non rompere gli equilibri della sua azienda. Nonostante l’orgoglio Jean-Pierre accetta di buon grado l’offerta e tutte le umiliazioni di Séverine che lo tratterà come l’ultimo dei servi.

Non rassegnandosi però al comportamento della ex moglie, Jean-Pierre cercherà di metterla in difficoltà in tutti i modi.

Ne Nascerà una guerra all’ultimo sangue alimentata da una serie di sconvolgenti sorprese che, in un climax ascendente di situazioni tragicomiche, porteranno tutti i personaggi della commedia verso l’inevitabile lieto fine.