di Piergiorgio Piccoli
con Piergiorgio Piccoli e Michela Imbrunito
regia Daniela Padovan e Piergiorgio Piccoli

Un divertimento assicurato per il pubblico, questa volta alla faccia della categoria di quegli attori che spesso si pavoneggiano oltre misura. Oltre a godere nell’andare a teatro, si può riderne sonoramente di questa arte, cogliendo gli aspetti più scomodi, imbarazzanti e segreti del mestiere del teatrante. I difetti catastrofici di questi protagonisti del palcoscenico, spesso nascosti in malo modo, ci rivelano degli uomini pieni di paure, di manie e di ridicole insicurezze. Si vedrà quale grande differenza esista fra lo spessore dei personaggi e le superstizioni degli interpreti, la probabile dicotomia fra la nobile poeticità di un innamorato in scena e la grettezza del suo alter ego dietro le quinte, fra il piglio eroico del condottiero in un testo classico e l’ipocondria dell’attore che lo interpreta. Ne vedremo delle belle, anche mettendo a fuoco le azioni e alle relazioni assurde a cui gli attori sono capaci di dare vita nella vita privata, quasi peggiori delle catene di eventi scellerati che compongono la struttura delle tragedie classiche.

 

SINTESI

Nell’ora che precede l’apertura del sipario di una replica de “Il Misantropo” di Molière, un celebre attore, in un brillante scambio di battute con la sua storica assistente nel camerino prima di andare in scena, mette in campo tutte le paranoie che caratterizzano, nel bene e nel male, gli appartenenti alla sua categoria. Tra moti di narcisismo, ipocondria ed egocentrismo, la vicenda si dipana, scandita dai tempi tecnici nell’attesa dell’inizio dello spettacolo, portando alla luce i momenti di una vita reale che non è stata vissuta nella sua interezza, perché troppo spesso l’ossessione per questo lavoro risucchia relazioni, esperienze e sentimenti. Attraverso una divertentissima deformazione della realtà, il protagonista ci mostra come il suo lavoro gli abbia fatto perdere lucidità rispetto a ciò che è reale al di fuori del palcoscenico. Una pièce ironica, spassosa, ma con una punta di amarezza, che svela come la propria identità, benché mascherata da stereotipi e luoghi comuni, sia sempre fondamentale rispetto al proprio ruolo.